Bando Filiera Moda 2026: fino al 75% di agevolazioni per le PMI che investono nel Made in Italy
La filiera della moda è uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy. Negli ultimi anni ha dovuto affrontare costi energetici elevati, una domanda internazionale instabile e nuove richieste su sostenibilità e tracciabilità. Per sostenere le piccole e medie imprese del comparto, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha messo a disposizione una nuova misura da 100 milioni di euro. Gli investimenti ammessi possono essere coperti fino al 75%, con un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato.
In questo articolo spieghiamo come funziona, chi può partecipare e perché conviene prepararsi già adesso, anche se lo sportello non è ancora aperto.
Il quadro normativo
La misura nasce dall’articolo 3 della Legge annuale sulle PMI (Legge 11 marzo 2026, n. 34). È stata resa operativa dal Decreto Ministeriale del 6 agosto 2026, pubblicato sul sito del MIMIT a settembre. Le risorse provengono dal Fondo per la crescita sostenibile.
Il bando vuole rafforzare la competitività della filiera nazionale. Per questo premia i programmi che integrano i processi produttivi localizzati in Italia, che usano in prevalenza semilavorati di origine italiana o europea e che nascono dalla collaborazione tra più imprese.
Chi può partecipare
Possono accedere le PMI regolarmente iscritte e attive nel Registro delle imprese e che operano nella filiera della moda. I settori ammessi sono individuati da un elenco di codici ATECO 2025. L’elenco comprende il tessile, l’abbigliamento e la pelletteria e si estende a molte attività collegate: accessori, bigiotteria e gioielleria, componentistica metallica, finissaggi e altre lavorazioni della filiera. Conviene verificare subito che il proprio codice rientri nell’allegato al decreto.
La domanda si può presentare in forma singola oppure in forma congiunta, da un gruppo di 3 a 6 imprese. Nel programma congiunto il progetto di ciascuna PMI partecipante deve valere almeno 200.000 euro. È un’occasione concreta per le reti di fornitura e per i distretti produttivi che vogliono crescere insieme.
Quali investimenti sono finanziabili
Il programma di sviluppo deve essere realizzato in Italia e avere un valore compreso tra 1 e 20 milioni di euro. Può riguardare la creazione di una nuova unità produttiva, l’ampliamento della capacità esistente, la diversificazione o riconversione della produzione, la trasformazione radicale del processo produttivo o l’acquisizione di attivi di uno stabilimento.
Oltre all’investimento produttivo, il programma può includere progetti di innovazione di processo e organizzativa, formazione del personale e, per i programmi più grandi, attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Tra le spese ammissibili ci sono macchinari, impianti e attrezzature nuovi, impianti per l’energia da fonti rinnovabili, beni immateriali, opere murarie e terreni (queste ultime due voci con limiti percentuali) e una quota di consulenze specialistiche.
Come funziona l’agevolazione
Il sostegno combina due strumenti. Il primo è un contributo a fondo perduto. Il secondo, su richiesta dell’impresa, è un finanziamento a tasso agevolato con un periodo di preammortamento. L’intensità complessiva dell’aiuto può arrivare al 75% dell’investimento ammissibile, entro i limiti della disciplina europea sugli aiuti di Stato.
Le erogazioni avvengono per stati di avanzamento lavori. È possibile chiedere un anticipo di una parte delle agevolazioni presentando una fideiussione.
Le riserve: piccole imprese e Mezzogiorno
Sui 100 milioni disponibili il decreto prevede due riserve. Il 25% delle risorse va alle micro e piccole imprese. Il 40% va ai programmi realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Come vengono valutate le domande
La procedura è valutativa a graduatoria, quindi non conta l’ordine di arrivo. Contano la solidità dell’impresa e la qualità del progetto. I criteri principali sono tre: la copertura finanziaria del programma, il rapporto tra margine operativo lordo e investimento complessivo, e il possesso di certificazioni etico-sociali o di strumenti di tracciabilità della supply chain.
Questo ha una conseguenza pratica. Le imprese che hanno già lavorato su sostenibilità e tracciabilità, o che possono farlo rapidamente, partono avvantaggiate.
Quando si presentano le domande
Al momento lo sportello non è aperto. Tempi e modalità di invio saranno definiti da un successivo decreto direttoriale del MIMIT.
Proprio per questo è il momento giusto per prepararsi. Le spese devono partire solo dopo la presentazione della domanda, e una graduatoria competitiva premia chi arriva con un progetto già solido.
Prepararsi oggi significa verificare il codice ATECO e i requisiti dimensionali, definire il programma di investimento e il suo piano finanziario, valutare l’eventuale aggregazione con altre imprese della filiera e fare il punto su certificazioni e tracciabilità.
Come può aiutarti endostree Incentives
Endostree Incentives affianca le PMI in tutte le fasi dell’agevolazione. Verifichiamo l’ammissibilità, impostiamo il programma di investimento, prepariamo la domanda e seguiamo la pratica fino all’erogazione. Se la tua impresa opera nella filiera della moda e ha in programma investimenti nei prossimi mesi, contattaci per una valutazione preliminare. Ti aiutiamo a capire se il bando fa per te e come arrivare pronti all’apertura dello sportello.